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Sasso di San Bernardino.

Don Claudio Rosi, parroco del Santo Bernardo TolomeiSBT – ha tenuto nel marzo 2021 al Serra Club una relazione sui Santi senesi ed in particolare sulla vita e le opere di San Bernardino da Siena.

Oggi vorrebbe sapere se nel bosco o nella grotta di Oncinello c’è il sasso di San Bernardino, come risulta da un vecchio e grande libro custodito in Seminario.

1° di copertina di un vecchio e grande libro custodito in Seminario

 

Per questo siamo andati alla ricerca del sasso nel bosco, ma soprattutto nella grotta.

 

lapidi tradotte nell'articolo e statua di San Bernardino, che stava nella nicchia in alto, ora a terra rotta insieme ad altri cocci

 

“DIVO BERNARDINO/QUOD INSUBIECTO SEDILI SACRAS/AD POPULUM CONCIONES FREQUENTER … (?)/POSITUM/RESTAURATO NEL 1844”.

Nell’iscrizione sottostante si legge: “ORPHANO TU ERIS ADIUTOR/IOSEPH SEGRETI (?) HUIUS CONGR[EGATIONIS] ALUMNUS/SCULPTURAE TYRO QUOD FACERE IPSE NON POTUIT/VIVENS AERE SUO FIERI PONIQUE VOLUIT MORIENS/ANNO D[OMINI] MDCLXXXV”.

Nella prima iscrizione c’è una parola assolutamente illeggibile “habuerit”, che rende incerto il senso.

Da quanto si capisce “insubiecto sedili” significa “senza una seggiola sotto”, cioè “stando in piedi”, posizione in cui San Bernardino “frequentemente” teneva “prediche al popolo”.

Ma più probamente la parola illeggibile potrebbe essere “habebat”, che come lunghezza sarebbe più o meno equivalente.

Pare di capire che il Santo predicasse stando in piedi sul sasso.

Collocato per San Bernardino, poiché di frequente aveva tenuto (?) sacre prediche al popolo senza avere sotto di sé un sedile.

La traduzione della seconda iscrizione potrebbe essere: “Sarai di aiuto all’orfano. Giuseppe Segreti (?) alunno di questa congregazione scultore principiante, ciò che non poté fare lui stesso da vivo, volle morendo che fosse fatto e posto a sue spese nell’anno del Signore 1685”.

Traduzione ed annotazioni di Don Aldo Lettieri.

 

Mia zia, Giovanna Ponticelli, che tra poco compierà 91 anni, l’ultima zio / zia in vita, ricorda chiaramente che il Sasso non arrivò mai ad Oncinello, dove fu portato il busto di San Bernardino, che venne alloggiato nello spazio sopra le due lapidi tradotte.

Purtroppo il busto è rotto in due parti, forse di più ed è a terra insieme ad altri cocci.

 

Facendo ricerche online, ho trovato queste informazioni.

Via del Sasso di San Bernardino unisce la Lizza con Via Montanini.

Lo stradario compilato nel 1861 denominava ancora vicolo di Menicuccio l’odierna via del Sasso di San Bernardino, tramandando a perpetua memoria il nome di un illustre sconosciuto.

In età medievale era un chiasso molto angusto, che fu allargato intorno al 1820 per creare un accesso più confacente tra via dei Montanini e il Passeggio della Lizza, grazie alla demolizione di un edificio allora addossato al palazzo Forteguerri.

Con lo stradario del 1871, invece, si pensò bene di sostituire il carneade Menicuccio con il nome di una delle battaglie più importanti del Risorgimento italiano, e così la stradina venne ribattezzata via Palestro.

Fu il Podestà Fabio Bargagli Petrucci, nel 1931, a volere questa denominazione, che richiama la memoria del Santo Bernardino Albizzeschi, nato a Massa Marittima nel 1380.

Secondo la tradizione, infatti, in età giovanile San Bernardino avrebbe improvvisato il primo dei suoi celeberrimi sermoni proprio davanti all’oratorio di Sant’Onofrio, antistante alla strada, salendo su un muricciolo (il sasso per l’appunto) che era lì fuori e attirando una folla crescente.

Nel XVI secolo, a ricordo di tale episodio, fu scavata una nicchia sulla facciata dell’oratorio, dove si collocò una statua in terracotta raffigurante il Santo, poi rimossa nel 1872, in occasione dell’edificazione di palazzo Foschini e ridotta ad un busto policromo riposto all’interno della chiesa; fu allora che venne demolito anche il “sasso” da dove Bernardino avrebbe effettuato la predica.

La dedicazione alla battaglia di Palestro, invece, fu spostata come denominazione alla terza traversa di collegamento tra i viali Cavour e Mameli (o meglio viale Mazzini come si chiamava allora).

Fonte: www.sienanews.it.

 

Photo Gallery: © 2022 Giuseppe Ponticelli per G.P. Comunicazione.

 

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2 commenti su “Sasso di San Bernardino.

    1. Henry Walton Jones, Jr., meglio noto come Indiana Jones, è un archeologo immaginario e protagonista dell’omonimo franchise, creato da George Lucas in omaggio agli eroi d’azione delle serie di film degli anni ’30.
      Il personaggio compare in quattro film diretti da Steven Spielberg e una serie televisiva, ma anche in romanzi, fumetti, videogiochi e altri media.
      Jones è interpretato in modo più famoso da Harrison Ford e anche da River Phoenix (come il giovane Jones in L’ultima crociata) e nella serie televisiva da Corey Carrier, Sean Patrick Flanery e George Hall.
      Adoro sopratutto il primo episodio di Indiana Jones, nel film del 1981 “I predatori dell’arca perduta”.

      Venendo a noi, sì, è stata una “esplorazione” sicuramente interessante e mi sono ricordato di cose avvenute quando ero piccolo.
      Io ed Agnese andavamo la sera da “Il Villino Il Cappuccino”, casa nostra, con il babbo e la mamma a cena dai nonni passando dal viale del bosco.
      A cena veniva servita la minestrina in brodo.
      Lo zio Piergiorgio si insaponava le mani a lungo, come faccio anch’io.
      In sala da pranzo c’era un termosifone in ghisa, che poi fu portato a casa delle zie in Via Stalloreggi.
      Il termosifone aveva uno sportello e dentro ci venivano riposte le scodelle in modo che restassero calde.
      Piero serviva la minestra in brodo, che adoro anche d’estate, con dei guanti bianchi di cotone, aveva una livrea a righe verticali blue su fondo bianco ed i bottoni dorati.
      Tina, la cuoca napoletana simpaticissima, preparava delle leccornie in cucina.
      Cose di altri tempi!

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